ferdydurke

la vita è quello che ti succede mentre pensi ad altro (Dicky o Bruce)

venerdì, 05 ottobre 2007
kiss with will - niblett oblige

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suoni

venerdì, 28 settembre 2007
i love you, you imbecile - pelle alla conquista del mondo

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suoni

domenica, 26 agosto 2007
il sogno vuoto dell’universo

L’astronave si posò sul terreno.
S’aprì il portellone e una scaletta s’allungò giù. Automaticamente.
Dal finestrino filtrò una luce, mentre alcune ombre si agitavano al suo interno.
In mezzo alla luce comparvero due figure.
La prima trascinava la seconda come un trolley.
Un lumacone alla porta d’ingresso fermò il primo.
- Finalmente Ingvar! Il professor Kamprad ti sta aspettando nella Sala dei Sarcofagi!
Per Ingvar ogni rientro a Powerpopponia era stato un’autentica tribolazione. Soffriva terribilmente nel dover trascinare quelle creature. Non avrebbe mai dimenticato quella volta che dovette rimorchiarsi cinque scottodicarlo. Lo scottodicarlo è una bestia con la testa di un leone e il corpo di un leone. Non necessariamente dello stesso leone. Ha diceria di poter dormire per mille anni e poi svegliarsi di colpo in fiamme. Specialmente se, quando si è addormentato, stava fumando. O quella mattina che rientrò con uno stormo di gianluigi. Il gianluigi è un uccello lungo pochi centimetri che sa addirittura parlare ma facendo riferimento a se stesso solo in terza persona. Una leggenda di Powerpopponia narra che se un gianluigi ti appare al mattino, un tuo parente stretto riceverà un'eredità e tu ti spezzerai le ginocchia giocando a pinacola.
D’altra parte era il fio da pagare se volevi lavorare nel mondo del ROCK (Recupero Orribili Creature per Kamprad).
- Ingemar!
- Ingvar, professor Kamprad. I-n-g-v-a-r. Ingemar è mio cugino e lavora per lo SCI (Smaltimento Creature Immonde).
Il professore Kamprad era il luminare più austero tra gli hacker anziani di Powerpopponia. Il motivo di tale erudizione era un microchip a foggia di prinzimca verde inserito nella sua acquerugiola sinistra. In compenso non riusciva a mettere a memoria nomi, date, anniversari e il numero del bancomat.
- Ingrid, allora, da dove proviene la nostra creatura?
- Sempre Ingvar, signore. Comunque... dalla Terra. Galassia Via Lattea. Terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole e quinto come dimensioni. Continente Europa. Nazione Italia. Comune Torino. Luogo fisico… ehm… loro lo chiamano palina del tram. Loro dicono “la palina informa dei passaggi e degli orari dei tram”. Anzi no. La loro azienda trasporti lo afferma. Il tram, per quello che ho potuto osservare, è un mezzo di trasporto che, guidato da un manovratore, cigola lentamente su rotaia. Ultime parole pronunciate dalla creatura, prima che il nostronastro trasportatore a propulsione diafasica la risucchiasse: “Quest’ani cun Di Michele e Corini vinsuma lo scudet’. Suma tropp fort!”.
- Stendilo sul tableau vivant! Non l’hai ucciso, vero?
- No, professore. Non è cosciente. E’ catatonico. Anzi sembrerebbe essere la sua condizione naturale.
Ingvar l’alzò di peso e l’appoggiò senza troppa delicatezza.
- E’ chiaramente un essere umano. Aspetto caucasoide o europoide, proprio dei popoli dell'Europa con la pelle chiara adatta per vivere ad alte latitudini. Ha un’età apparente fra i quindici e i cinquant’anni. Vedi, Ingerman ti avevo chiesto proprio questo. La forma di vita più elementare del cosmo. Ancor più dei ragionieri del pianeta Catasto. Ora preleverò la sezione aurea del suo codice genetico.
Il professor Kamprad s’alzò e andò al computer. Premette qualche tasto e sullo schermo apparvero alcune macchioline colorate che presero a rincorrersi e a divorarsi l’una con l’altra. Kamprad le chiamava pacman.
- Vedi I-n-g-direct, così potrò leggere le informazioni contenute negli elettroni del suo corpo, le visualizzerò e recepiremo un discorso lineare. Un amalgama di sensazioni, spezzoni logici, immagini appartenenti a tempi differenti, che si rincorrono in maniera ciclica. Se il possessore delle cellule fosse cosciente, la cacofonia sarebbe tale da risultare illeggibile, salvo quella parte di essa mediata dal pensiero. Avremmo dunque accesso a messaggi non diversi, sul piano qualitativo, da quelli che il nostro uomo comunicherebbe con la parola o con altri mezzi di trasmissione. Ma quando non è cosciente, allora si accede direttamente all'inconscio, al materiale informativo grezzo. Che si esprimerà in forma simile a quella del sogno. L’essere umano è nel cosmo l’unica forma di vita che, per quanto semplice, si ostini ancora a sognare. In questo modo ne scopriremo il segreto. Ecco! Guarda Ingevald!
Una nube di polvere di dimensioni inaudite si condensava lungo tutta la sala, quasi oscurando la luce. Si levava nell'aria, subito dispersa da un vento gelido. Sullo schermo del computer non apparvero altre immagini. Comparve invece una scritta gigantesca, tutta in stampatello:
“ACHILLE CHIABOTTO, DI LEINI’, STA SOGNANDO CHE ALMENO UNA MATTINA IL TRAM PASSI IN ORARIO, CHE NON SIA OBBLIGATO A OBLITERARE L’ABBONAMENTO E CHE NESSUN RAGAZZO ARMATO DI ZAINO GLI ESTRAGGA LA CISTIFELLEA A SUON DI SPINTONI. E CHE IL TORO SI SALVI SENZA TROPPI PATIMENTI. E INFINE DI TERMINARE I SUOI GIORNI DISTESO SULLA SPIAGGIA DI BORA-BORA.”
L’apice della depressione e dello sconforto apparve sul viso di Kamprad.
- E’ stato tutto inutile. Riportalo indietro. Riproverò con i ragionieri del pianeta Catasto.
Quando il fascio azzurro del nostronastro trasportatore a propulsione diafasica illuminò la palina del tram, nessuno s’accorse di nulla.
Achille Chiabotto, appena intorpidito, sbraitava.
- Quando passa ‘sto tram! Non è che c’è sciopero oggi.

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parole

sabato, 07 luglio 2007
switch on beach

ferdydurke è temporaneamente in vacanza, ma vi rimanda all'unico blogger per cui valga la pena vivere... il coniglio Harvey e le sue avventure vi aspettano qui. E ricordate che l'Harvey originale è quello con le orecchie tagliate.

Questa è la sua storia della mucca…

Aprile 1904 - In un quartiere poverissimo di Roma, il Tiburtina Faso, un immigrato greco, Nikos Tetrapakis, inventa la mucca. Non avendo i mezzi economici per brevettare la scoperta, si autospedisce una mucca in busta chiusa sperando faccia fede il timbro postale.
Ottobre 1904 - Una equipe di medici svizzeri, capeggiata dal Prof. Hans Peter Briegel, sfuttando gli appunti di Tetrapakis brevetta la mucca e la lancia sul mercato. Il successo è straordinario: in India, dopo pochi mesi, l'animale, appena inventato, viene già considerato sacro.
1912 - A Berkeley, un gruppo di studenti beat propone una tesi rivoluzionaria: la mucca è sempre esistita solo che si chiamava "il grande animale con le corna che fa il latte" o semplicemente "Carolina". Per diffondere le loro teorie, gli studenti organizzano un grande festival di pane, burro e musica a Woodstock. Memorabile il concerto serale con un infuocato duetto tra Carlos Santana e Ornello il Vitello. Commovente il reading di Allen Ginsberg, il famoso "I saw the best cows of my generation..."
1926 - La mucca è ormai il simbolo della controcultura. Il primo leader dei Pink Floyd, la mucca Lola, assume troppo LSD e ha un tracollo psichico. Verrà sostituita dall'altrettanto geniale Syd Barrett che anni dopo le dedicherà la suite "Shine on you crazy cow". Si comincia a parlare di mucca pazza.
1931 - Il tribunale internazionale dell'Aja, stanco delle continue controversie tra gli eredi di Tetrapakis e gli svizzeri, decide di ritirare la mucca dal mercato. Verrà sostituita da un vile surrogato: il bue. Sir Elton John acquista a peso d'oro gli ultimi esemplari di mucca. Il singolo "Goodbye English Cow" schizza al primo posto delle classifiche mondiali.
1946 - Senza la mucca i mercati crollano. Il famoso lunedì nero di Wall Street costringe migliaia di americani a lasciare le proprie abitazioni per trasferirsi all'ovest. E' il periodo delle "vacche magre".
1964 - I tempi sono maturi per il ritorno della mucca. Tutti sono ormai concordi nel dire che non può essere protetta da copywright. Anche Hollywood è sensibile alla campagna per la liberazione del bovino. L'attore Robert De Niro, premiato dall'Academy per il film di rottura "Toro Scatenato", manda una mucca a ritirare il premio.
1989 - Una mucca scavalca il muro di Berlino. La sua foto mentre spicca il balzo finisce su tutti i giornali.
1998 - L'ONU proclama l'anno della mucca tra gli applausi commossi dell'assemblea. Unica voce fuori dal coro quella della Cina che pone il veto assicurando che quello è l'Anno della scimmia. Secca la risposta del Segretario Generale: "Chissenefrega!"
2007 - A Barbagradograd, capitale del Mondo di Harvey, si celebra la fine della schiavitù della mucca. Il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, ispirandosi al suo mentore J.F.K., pronuncia la storica frase :"ICH BIN EIN BOVINEN!!!"
E' la fine di una controversia durata quasi un secolo.

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parole

lunedì, 18 giugno 2007
eugenio il pittore

Stava finendo.
Era stato il solito triste Capodanno.
O forse no.
Ma il vecchio in fondo era simpatico.
Mi prese da parte.
- Sai, Riccardo, a modo tuo sei geniale.
Forse avrei dovuto incazzarmi.
Aggiunse.
- Un giorno ero nel mio garage. Mi guardai le mani. Erano nere e così capii.
I suoi occhi fuggitivi rotearono sul mio volto ricurvo ed arrossato.
- Non sono stato sempre un pittore...
Avevo anche un serio passato di inventore...
Avevo inventato il lecca-lecca, l’inchiostro simpatico e due volte il cavallo a dondolo...

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parole

sabato, 16 giugno 2007
maschilismo dei sentimenti

Attenzione: questo non è un discorso cinico
Il bello dell'innamorarsi è il principio.
Ti sembra tutto nuovo.
Dopo un anno non riesci più a capire perché ti sembrava nuovo.
Secondo qualcuno bisognerebbe innamorarsi ogni... diciamo ogni due anni.
Ma allora diventa un lavoro.
Voi donne non amate mica il marito, ma il matrimonio.
Vi piace essere sposate come a noi uomini piace essere laureati, diplomati, specializzati.
Io sono laureato in legge, per esempio.
Io non amo mica la legge, amo la mia laurea.

Attenzione: questo non è un discorso sarcastico
Bisogna intendersi sulla questione della nevrastenia.
Essa non è una malattia nel senso che comunemente si dà a questa parola.
Al contrario.
Gli ammalati sono quelli che non sono nevrastenici.
Essi hanno una curiosa malattia; un difetto nella vista che fa veder loro tutto il mondo di color rosa.
Ci sono poi quelli che non hanno difetti nella vista, che stanno bene, e perciò vedono le cose con i loro veri colori.
E questi sono i nevrastenici.
Noi stiamo molto bene e ci vediamo chiaro.
Soffriamo?
Questo ci sta preparando una grande felicità, di cui ci accorgeremo un giorno.
Ora non siamo in grado di apprezzarla, perché ci si accorge in seguito di essere stati felici un tempo in cui non si sospettava di esserlo.
Ora - essendo la felicità limitata ai ricordi - per coloro che non ebbero disgrazie e difficoltà deve essere costituita da fattori positivi; i quali emergeranno come fulgidi isolotti sulla marea del tran-tran quotidiano.
Per quelli che furono duramente provati, la felicità sarà costituita, nel ricordo, da fattori negativi; cioè dall'assenza di disgrazie.
E' come chi, abituato a ricevere bastonate, sia felice soltanto per il fatto di non riceverle.
Per questi il ricordo della vita passata sarà costituito dai sinistri scogli delle sventure e delle difficoltà, emergenti sulla vasta marea del felice tran-tran quotidiano. Per quanto i lieti avvenimenti che rallegrano il passato dei primi possano essere più numerosi dei tristi ricordi che affliggono i secondi, pure quei lieti avvenimenti saranno fuggevoli attimi al confronto dei lunghi periodi di felicità negativa ricordati dai disgraziati.
I fortunati potranno dire: "Come fummo felici in quel tal giorno!".
Gli sventurati, invece, potranno dire: "Come fummo felici nei dieci anni che precedettero la tale disgrazia!".
I primi diranno: "Ti ricordi il giorno che vincemmo al lotto? Che bel giorno fu quello!".
E gli altri: "Ti ricordi l'anno che non si fece nessun debito? Quello sì che fu un anno felice!".

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resistenza

giovedì, 14 giugno 2007
la posta di ferdydurke

Caro direttore ferdydurke,

sono un umile capostazione di Civitavecchia tifoso della Juve. Non la Juve di adesso, travolta da mille scandali; io amo la Vecchia Signora dei bei tempi che furono. La Juve dei vari Tavola, Caricola e Pericard.
Sono anche un elettore dell'Ulivo ed in particolare dei DS. Sono rimasto sconcertato dalle intercettazioni telefoniche fatte ai leader della sinistra. Non trova che siano simili a quelle di Moggi?
Anche il simpatico lestofante della triade si è limitato a "fare il tifo" e a dire "facci sognare". Non c'è traccia di transazioni economiche o altro. Per cui io avrei due soluzioni.
1) Riabilitare Moggi (che non conosco, eh!)
2) Retrocedere i DS nella serie cadetta con 17 punti di penalizzazione. Assegnare lo scudetto al Sudtiroler Volks Partei e mandare il Partito Sardo d'Azione in Champions. Vendere D'Alema al Kaiserslautern e Fassino all'Omonia Nicosia tenendo Veltroni a fare la bandiera del gruppo sperando in un tempestivo ritorno dei DS alla politica che conta.
Ci terrei ad avere la sua opinione.
Con stima,
Angelo Infanti

Postato da: Zomer a 18:42 | link | commenti |
calci

venerdì, 01 giugno 2007
la donna è stato il secondo errore di dio - dalle lettere di friedrich nietzsche

friedrich nietzsche- Sils Maria, Alta Engadina
Mia cara Lou,
sono profondamente turbato.
Mi chiedo come sarà accolta la mia Volontà di Potenza a Matera.
Non vorrei aver sbagliato strategia di marketing.
Friedrich Nietzsche

- Caro Friedrich,
ho delle brutte notizie per te. Temo che tua sorella stia continuando a travisare i tuoi testi. Non riesce a capire che la tua passione è il calcio e si ostina a credere che tu sia un filosofo. Pensa che, in Germania, la tua attenta disamina dei novanta minuti salentini, Lecce - Como, è uscita in libreria col titolo storpiato in Ecce Homo!!!
Per non parlare del tuo sapido j'accuse contro il presidente del Milan, Un nano, troppo un nano, che qui da noi è conosciuto come Umano, troppo umano.
Non credo che tua sorella lo faccia apposta, è che non ci vede. E' cieca come una talpa ma non vuole andare dall'oculista.
Tremo al pensiero di come potrà alterare il tuo capolavoro: Così segnò Zalayeta.
Con trepidazione,
Lou Salomè

- Mia cara Lou,
non ti preoccupare per mia sorella. Ho scritto un nuovo libro che finalmente mi darà la fama in ambito sportivo. E' un durissimo pamphlet contro Stoichkov, quel sopravvalutato attaccante bulgaro di cui ti ho parlato.
Ho deciso di intitolarlo L'Anti Hristo.
Sono sicuro che anche il mio mentore, Johann von Brera, sarà fiero di me.
Con orgoglio,
Il Tuo Friedrich

- Berghof, Deutschland
Caro fratello,
non riesco proprio a comprendere il tuo ultimo manoscritto. Cosa c'entra con la filosofia? Mi sembra un insulso trattato di cucina.
Perchè poi intitolarlo L'Antipasto?
Con sbigottimento,
Tua sorella Elizabeth

- Santi Trimboli sorella!!!
Piantala di travisare i miei scritti e vai dall'oculista!
Il mio libro si chiama L'Anti Hristo, non L'Antipasto!!!
Con stizza,
Tuo fratello Friedrich

- Wannsee, Deutschland
Calma caro fratello,
i tuoi nervi stanno per cedere. Scusami se ho travisato il titolo del tuo ultimo saggio filosofico. Purtroppo la mia vista non è più quella di una volta. Adesso ho capito, si intitola L'Anticristo.
Però cerca di stare tranquillo sennò finisce che diventi matto e abbracci un cavallo.
Con teutonico affetto,
Tua sorella Elizabeth

Postato da: ferdydurke a 23:52 | link | commenti |
parole

mercoledì, 23 maggio 2007
pentecontalogo di sopravvivenza umana e sentimentale

1. Complimentati con lei per il suo aspetto. Ad esempio c’è questa cosa della parrucchiera. Spendono un sacco di soldi per tingersi rosso tiziano un ciuffo di capelli. Devi saper osservare.
2. Comportati con lei come facevi i primi tempi del vostro rapporto. Ma ricordati la sera di riportarla a casa sua non a casa dei suoi genitori.
3. Confermale spesso che sei informato del fatto che la carta igienica non nasce nel portacarta.
4. Deve saper che ti è nota la differenza che intercorre tra il cesto dei panni sporchi e il pavimento.
5. Dille “ti amo, amore” almeno un paio di volte al giorno. Meglio mane e sera. Se afflitta si può arrivare anche a quattro o cinque. Non esagerare. Avresti la credibilità di Previti.
6. Dimostrale il tuo affetto anche in pubblico. Non troppo. Le pacche sul sedere sono francamente eccessive.
7. Esercitatati a ascoltarla [le registrazioni sono un ottimo strumento, le cimici un po’ troppo invasive] e a farle domande [va bene lo specchio, ma assicurati di essere solo in quel momento].
8. Falla sentire più importante degli amici. Fai in modo che questi ultimi vedano che è lei la prima ad ottenere la tua attenzione. Così facendo, però, perderai tutti gli amici. Non sempre è una maledizione.
9. In compagnia, concedi più attenzione a lei che agli altri. Soprattutto se donne. Per intenderci sei su un’isola deserta. Lei è il tuo Venerdì. Thanks God it’s Friday.
10. Insegnale a programmare il videoregistratore. Può imparare anche lei. E’ solo questione di volontà.
11. Lava la sua auto. Specialmente se è anche la tua.
12. Lava la tua e puliscila all’interno prima di uscire con lei. Specialmente se è anche la sua.
13. Lavati prima di stare in intimità con lei e mettiti un po’ di acqua Velva dietro le orecchie.
14. Mentre parcheggia, ruotale il volante. Lei crede che sia il marciapiede a muoversi.
15. Mostrati comprensivo quando è in ritardo e comunque decide di cambiare vestito all’ultimo momento.
16. Mostrati divertito dai suoi scherzi e dalle sue battute. Non sempre ci sarà di che divertirsi.
17. Mostrati interessato ai film che ama, ai libri che legge, alla musica che ascolta. Lo so che tra “Cresceranno i carciofi a Mimongo” e Francois Truffaut è stato scavato un solco incolmabile. Ma dimostrerai d’apprezzare. Lo so che nessuno ha descritto la disgregazione dell’aristocrazia terriera russa come Saltykov-Scedrin. Ma saprai accettare Banana Yoshimoto, Sophie Kinsella e Amelie Nothomb. Lo so che Concato è piacevole come l’orchite radioattiva. Ma le sussurrerai “Guido piano”, a volte.
18. Mostrati paziente quando ti parla di sé e del suo lavoro. Non continuare a guardare ossessivamenete l’orologio.
19. Nelle occasioni speciali scattale qualche foto. Qualche non significa 25 rullini da 32 pose.
20. Non cambiare continuamente canale quando guardate insieme la televisione. Lasciale l’usocapione del telecomando.
21. Non rispondere al telefonino nei momenti d’intimità.
22. Non trascurare di notare che è andata in palestra e complimentati con lei per la sua ritrovata forma fisica. Lo so che le palestre mortificano la nostra fiducia nell’intelligenza umana, ma, se ha deciso di salire e scendere ossessivamente da uno scalino, sono affari suoi.
23. Offriti di aiutarla quando è stanca. Ma non con domande da boy-scout del tipo “Vuoi una mano per attraversare la strada?” oppure “Ti porto le borse?”. La faresti sentire vecchia e sciatta. Piuttosto con “Sdraiati pure sul divano. Guarda la tua soap preferita. Stasera cucino io!”. Meglio un piatto francese. Controindicazione: fallo solo se cucini abitualmente. Sennò astieniti. Meglio offrirsi per una pulizia della casa. Bagno compreso.
24. Offriti di effettuare qualche piccola riparazione in casa. Evita di procurare incendi o corto circuiti. Non capirebbe.
25. Portale piccoli regali. Una scatola di cioccolatini, un profumo, un topino intarsiato nell’avorio, delle presine in lana d’angora per il bidet e così via. L’equo e solidale va da dio.
26. Procurati i biglietti per il teatro, per l’opera, per il balletto [aargh!!!] o per qualunque altro tipo di spettacolo che piaccia a lei.
27. Programmate brevi fughe romantiche a due. Tipo: “Che ne diresti di un weekend romantico? A Scalenghe. Tu, io e tanto ammore? Eh?”. Ammicca. Dai di gomito.
28. Proponiti di conoscere il misterioso processo che va dalla lavatrice, al ferro da stiro fino all’armadio.
29. Qualche volta coccolala e mostrati affettuoso con lei anche se in quel momento non sei arrapato come un muflone dell’Aspromonte.
30. Quando alloggiate in un albergo, ordina qualcosa di speciale, come una bottiglia di champagne. Se non te lo puoi permettere vanno bene anche cantucci e vinsanto.
31. Quando esci, domandale se ha bisogno di qualcosa e non dimenticare la commissione che eventualmente ti affiderà. Lo so che può essere umliante per un homo sapiens sapiens acquistare i pomodorini ciliegino. Ma s’ha da fare.
32. Quando sai che farai tardi, telefonale per avvertirla. Col dovuto anticipo, s’intende.
33. Quando sei fuori città, chiamala per lasciarle un recapito e per farle sapere che sei arrivato. Pretenderebbe di apprenderlo dal televideo.
34. Quando ti chiede aiuto, rispondile di sì o di no senza farla sentire in colpa per la sua richiesta. Alcune richieste sono oggettivamente inesaudibili.
35. Quando ti parla, posa il giornale, spegni la TV e concedile la tua piena, assoluta e completa attenzione. Non fare il furbo Indiana Jones guarda che se ne accorge se stai pensando alla tomba di Bubba ho-Teb.
36. Quando ti rechi a casa sua, per prima cosa cercala e abbracciala. Con intensità ma senza strozzarla. Le donne sono in vetroresina.
37. Quando vi tenete per mano, non lasciar cadere la tua inerte. Deve sentire la stretta di Terminator non quella del dolce Remì.
38. Regalale dei fiori e non solo in occasioni di compleanni e anniversari. Il singolo fiore [Sì: calendule o fiorranci, verbene, dalie, narcisi, calle, rose a gambo lungo. No: iris, crisantemi, tulipani, peonie, galvoni, antirrini o bocche di leone. Sempre in numero dispari. Sempre bellamente confezionati fra mazzi di gelsofila] vale più di una cena. E, orchidee a parte, costa meno.
39. Resisti alla tentazione di risolvere i suoi problemi. Assumi invece un atteggiamento comprensivo. Comprensivo non significa urlare ”E’ un problema tuo!”
40. Ringraziala quando fa qualcosa per te. Spesso non ci sarà molto da ringraziare.
41. Scrivile un biglietto o una lettera d’amore nelle occasioni speciali, quali anniversari e compleanni. Ricorda che non sei John Donne né Vincent Van Gogh.
42. Se dormi da lei. Rifà accuratamente il letto e riordina la camera. Le calze sulla sedia? Mai.
43. Se è lei che lava le tue calze, rovesciatele al diritto, in modo che non sia obbligata a farlo lei. E non farle subito a pallina.
44. Se è stanca, offriti di prepararle una tazza di tè o una tisana alla malva. La birra gelata non fa bene e causa congestione fulminante. Vedi tu.
45. Se, in viaggio, non vuole sottostare al tuo itinerario e si ostina a sbraitare il suo, devi avere pazienza. Proponi l’acquisto del navigatore satellitare.
46. Spalleggiala quando è irritata con qualcuno. Devi essere, comunque, portatore di pace e moderazione.
47. Spiegale con dolcezza che anche tu, a volte, puoi avere mal di testa.
48. Telefonale dal posto di lavoro per chiederle come sta o per comunicarle qualcosa di eccitante, un programma per la serata. Ma mai "Questa sera faccio tardi al lavoro". Non lo capisce.
49. Tieni d’occhio il tuo abbigliamento. La camicia sta nei pantaloni. La polo no. Scarpe nere o marroni. Anzi nere d’inverno, marroni d’estate. Il calzino corto è un fuorilegge. Ma se indossi una scarpe elegante c’è sempre anche se la temperatura è infernale. La salopette non esiste [questo è un favore personale]. Non sia mai che il nero stia col blu. Il grigio va su tutto. Il nero sfina. Il bianco è trasparente. Il rosso stinge. Il piatto piange.
50. Tieni d’occhio la pattumiera e offriti di andare a vuotarla quando è piena. Non provoca né impotenza né tetraplegia.

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resistenza

giovedì, 17 maggio 2007
la scomparsa di maioriana

Mio nonno abitava nel quartiere Campidoglio. Nella zona che oggi chiamano del Martinetto, ma allora c'erano solo prati verdi e il mattatoio. I nazisti non erano ancora arrivati e non avevano fucilato nessuno.
Quasi tutte le case avevano un'apparenza signorile, distaccata, piccolo borghese. Alcune di esse davano ricetto ad una classe di persone che non si sapeva bene come vivessero, quale mestiere esercitassero. Vi alitava un soffio d'onesta, ma anche un fetore malsano che stringeva il cuore.
Ogni mattina si svegliava, prendeva la bicicletta e correva in città. Era quasi l'alba, il cielo s'inteneriva. Sentiva l'aria entrargli negli occhi. Quando arrivava in piazza i campanili suonavano le cinque.
Sapeva già con la massima precisione cosa gli stava per capitare.
Le strade erano ghiacciate, deserte. L'alito gelido del fiume mandava spesse frange di nebbia contro i rami degli alberi. Le auto ammiccavano da lontano. Ecco la pedana del tram, ecco lei.
Stava dritta, immobile, minuta e stretta nella sua figura, come se non aspettasse il tram, aspettasse lui.
Lo attendevano insieme. A tre passi di distanza. Lei rigida fissava il marciapiede opposto, lui sprofondava le mani nelle tasche del paltò, sotto le dita sentiva le palme sudate.
Era sempre stato difficile anche con le altre donne, si deve fare un tuffo nello scherzo e avere fiducia più nel proprio falso sorriso che nelle parole. Si deve esagerare spiritosamente o dolorosamente, finché la donna ride, o protesta, però non scappa.
Così per settimane, per mesi. Magari perdeva una corsa per aspettarla. O la perdeva lei.
Salendo in vettura un attimo, un'occhiata. Lei andava verso il fondo del tram e guardava fuori. Sempre. Una volta la fece salire prima di lui, vide una sua scarpa, lucida, stretta.
Me lo raccontava seduto al tavolo della cucina, fumando con rassegnazione l'ennesima nazionale senza filtro.
Poi mi sollevava con vigore e mi accomodava sul tavolo.
Aggiungeva con la forza dello sguardo: "Poi arrivò la guerra e spazzò via tutto".
Mi fissava dolcemente ed alzando sommessamente la voce: "Quando penserai che una cosa è giusta, falla subito. Non aspettare. Mai".
Di lui mi rimangono alcuni libri. I suoi libri. Ingialliti, precari nella forma e nella sostanza. Ogni tanto una macchia di caffè si allarga nella pagina. Il timbro del tempo, della sua quotidianità, del ristoro dopo un pranzo eccessivo oppure del conforto dopo una notte di lavoro. Penso chissà che giorno era, chissà se il tempo era bello o brutto, se lui era sereno, se il Torino aveva vinto o perso. Chissà quanti giorni mancavano alla sua morte o quanti erano trascorsi dalla mia nascita.

Mi chiedo se sia possibile intrappolare nel ricordo le diverse personalità che compongono un essere umano. A quarant’anni si torna sui luoghi e sulle persone. C’è chi lo fa per nostalgia, chi per peccato, chi per rimorso. Io sono un curioso.
E se le mie disparate personalità sono anche il frutto delle persone che ho conosciuto come posso richiamare alla mente ognuna di queste.

Daniela…
- Suppongo che tu adesso mi voglia baciare
- Eh… Sì, per favore.
- Ti bacerò, ma non intendo sposarti.
- Ma non ho neanche dieci anni.
- Non importa. So che ci stai pensando. Ma voglio che sia ben chiaro che non sposerò nessuno. Mai. Né te, né nessun altro.
Seduti sul divano rosso. I nostri piedi non sfioravano il pavimento. A bocca chiusa. Ci hanno insegnato, fin da piccoli, a tener la bocca chiusa.
Letizia…
Ben fornita nel reparto petto, per quel che rammento. E si mangiava le unghie fino alla radice.
Quella notte a letto mi sono dato piacere contemplando le sue dilettevoli visioni. E’ peccato?
?…
Ricordo i suoi capelli bruni e fini, le chiedevo di scioglierli, e lei mi assecondava, anche se malvolentieri. La pelle candida cominciava a perdere sodezza ed elasticità. Si vergognava fin troppo della pancetta minuscola e tonda. Aveva la fronte alta e il muso affilato. Nunc scio quid sit amor.
Luca…
Dirti che leggere Marx mi aveva cambiato. Che orribile e disgustosa panzana. Scusa.
Vito…
Ascoltavi Zappa e qualcosa voleva pur dire. Oggi probabilmente adori Jarrett che diteggia a Colonia. Io dei vecchi punk olandesi che suonano con un sassofonista etiope. Qualcosa vorrà pur dire.
Marco…
La desinenza del cognome ti tradiva. O eri neutro o eri veneto. Non eri neutro.
Anna…
Mi sono inginocchiato accanto a lei e le ho passato un braccio sulle spalle. Il suo pianto è degenerato in una sequenza di singhiozzi convulsi, mi ha abbracciato e mi ha ficcato la testa nell’angolo fra la spalla e il collo. Devo ammettere che quel contatto fu particolarmente stimolante. Una ragazza calda, florida e singhiozzante fra le mie braccia. Mi sentivo improvvisamente molto maturo, neanche fossi un protagonista di un opera di Noel Coward. La prof diceva che stavamo assieme. Eri troppo alta.
Maioriana…
Non è un problema. Come fisico non eri un granchè.

Vi aspetto.
Qui.

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